San Clemente Palace Kempinski: una cena riservata nella sacrestia

San Clemente Palace Kempinski: una cena riservata nella sacrestia

Chiudo la porta alle mie spalle e Jody mi corre incontro. Mi tolgo il soprabito, scrollandomi le fredde gocce di pioggia rimaste impigliate tra i capelli. Lei continua a scrutarmi con occhi innamorati e la testolina piegata di lato. Mi chino per coccolarla un po’ ma sguscia via, scodinzolando verso il tavolo della cucina. La seguo e mi accorgo di una busta color avorio appoggiata lì sopra. Inforco gli occhiali e leggo l’elegante scritta dorata incisa accanto al sigillo: San Clemente Kempinski Palace.

Ripiego l’invito ed una lacrima mi scivola sulla barba. Da quando si era trasferito in Italia, sentivo mio figlio di rado. Ora aveva la sua famiglia, il suo lavoro ed una nuova vita. Lui è il mio orgoglio più grande, ma spesso mi manca. Ricevere questo invito oggi e poterci rivedere, mi rende un padre colmo di gioia. L’appuntamento è tra un mese a Venezia, presso l’Isola di San Clemente.

L’arrivo al San Clemente Kempinski Palace

Approdo al San Clemente Kempinski Palace in una soleggiata mattina di inizio estate. Il breve viaggio sulla barca privata dell’hotel da Piazza San Marco, mi ha fatto scoprire Venezia da un’ altra prospettiva. Ammirare lo skyline della storica città dalla laguna è una spettacolo indimenticabile. Respiro questa piacevole aria salmastra mentre approdo sull’ Isola di San Clemente. Vengo accolto dal cortese personale dell’hotel che mi accompagna lungo un viale florido e ben curato.

Scorgo mio figlio venirmi incontro, percorrendo il viale di fronte a me, con la mia stessa camminata. Ci diamo un abbraccio intenso, senza dire nulla: nel nostro rapporto, le parole sono spesso superflue. Anche lui è emozionato e trattiene a stento le lacrime. È passato molto tempo dall’ultima volta che ci siamo visti. Mi aggrappo al suo braccio e ci avviamo verso l’antica chiesa dell’isola di San Clemente. Me ne parla subito, vuole mostrarmela prima ancora di lasciarmi disfare i bagagli. 

La sacrestia della chiesa di San Clemente: sacralità, esclusività ed eleganza

La mia passione di storico si accende quando vedo la maestosa facciata della chiesa. Il suo stile romanico, semplice ed elegante, e i bassorilievi laterali mi affascinano. Il suo candido colore, schiarito dal sole, risalta e illumina tutta la terrazza antistante. Entriamo nella navata recentemente ristrutturata e mi fermo ad ammirare gli affreschi intorno a noi. Mentre cerco di imprimere nella mia mente le immagini di questa bellezza antica, mio figlio mi guida oltre l’altare.

Attraversiamo il piccolo cortile interno del complesso ed entriamo nella sacrestia dell’Isola di San Clemente. L’atmosfera intima e l’eleganza di questa confortevole stanza mi avvolgono. Camminiamo sugli antichi pavimenti in marmo rosso e bianco che si intonano perfettamente ai colori delle pareti. Le loro metà inferiore infatti sono di mattoni rossi a vista. Mi innamoro dell’ altare marmoreo sulla mia sinistra, custodito da solide arcate e impreziosito da due colonne corinzie. I raggi del sole, che fanno capolino dalla porta alle nostra spalle e dalle finestre, irradiano ogni angolo con una luce pura, sofisticata. La suggestiva aura di sacralità che si fonde con la raffinatezza dei decori, rende questa sala esclusiva. Solo dopo aver ammirato l’ambiente mi rendo conto che c’è gran parte della mia famiglia riunita.

Un tuffo in epoche lontane, all’insegna del lusso e del comfort

Saluto con immensa gioia alcuni dei miei più cari famigliari arrivati poco prima. Alcuni di loro si sono già accomodati all’elegante tavola imbandita al centro della sala. Bianco e fresco tovagliato, un centrotavola che profuma di rose e ricercate candele donano un tocco lussuoso all’allestimento. L’esclusiva sacrestia dell’Isola di San Clemente mi trasporta in epoche lontane, quasi surreali, dove il lusso, il comfort e l’eleganza primeggiano.

Una volta arrivati anche gli ultimi membri della nostra famiglia, diamo il via al banchetto. Ma prima di iniziare, James si alza in piedi. Richiama l’attenzione degli invitati e con un lieve colpo di tosse si schiarisce la voce. È il momento di svelare il motivo di questo invito a cena.

Dettagli Tania Ferronato

Sono una linguista che ama la fonologia, i viaggi e il cibo. La mia più grande passione è scrivere. Adoro la sensazione che provo ogni volta che mi ritrovo davanti ad un foglio bianco: è la stessa di quando sono al gate di un aeroporto o dell'attesa di salire su un treno, con lo zaino in spalla. Fermento, curiosità e voglia di liberare la mente e il cuore verso nuovi orizzonti. Per me scrivere è come viaggiare: partire verso confini inesplorati e mete ignote e alla fine, tornare sempre diversi da come si è partiti.