Wedding stories: intervista alla fotografa Paola Calamarà

Wedding stories: intervista alla fotografa Paola Calamarà

Fotografa per caso, travolta da una passione che le ha completamente cambiato la vita. Paola Calamarà  wedding photographer in Liguria, si racconta in un’intervista

“Non mi basta fare una bella foto  voglio che nei miei scatti ognuno possa cogliere qualcosa, emozionandosi e andando oltre l’apparenza”.

Love me in Italy, Paola Calamarà

Paola, come nasce la tua passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia è nata molto tardi. Da ragazzina vedevo spesso dei cartelloni pubblicitari nella mia città che proponevano corsi di fotografia organizzati da una fotografa donna e spesso ho pensato che sarebbe stato fantastico poterlo diventare, ma mi sembrava una cosa irrealizzabile. Ci ho ripensato solo ultimamente cercando di capire come per tanti anni la fotografia era stata al di fuori della mia vita e oggi è la mia professione. Ho lavorato per molti anni per compagnie di crociere straniere. Lavoravo in ufficio e ho avuto la possibilità di viaggiare moltissimo non solo a bordo. Dopo molti anni ho deciso di prendermi un anno sabbatico ed inevitabilmente ho dedicato tempo a me stessa e alle cose che non avevo avuto tempo di fare. Per prima cosa ho partecipato ad un brevissimo corso di fotografia per imparare le basi, ho acquistato una macchina fotografica professionale e sono partita con un gruppetto di fotografi per un viaggio fotografico in Laos e Cambogia. Non pensavo di farne un lavoro, ma la passione era fortissima. Tornata a casa passavo il tempo in giro a fotografare ogni cosa, così, quando un giorno ho incontrato un amico fotografo che mi ha proposto di fare uno stage nel suo studio, non ho esitato e, dopo sei mesi di stage, alla fine dell’anno sabbatico, spinta dai suoi consigli ho deciso di mettermi in proprio e aprire la partita iva. Naturalmente non è stato facile, soprattutto perché non mi sentivo all’altezza degli altri colleghi, per questo mi sono impegnata e ho studiato moltissimo.

Come si svolge il racconto di un matrimonio attraverso le foto scattate?

Prima di tutto, per me, è fondamentale creare una relazione con gli sposi. Se posso cerco di incontrarli almeno un paio di volte prima del matrimonio per conoscerli e farli sentire a loro agio con me. Mi faccio raccontare come si sono conosciuti, come lui le ha fatto la proposta; cerco di andare sul personale, faccio domande sulle loro famiglie anche per capire chi dovrò fotografare… del resto, oggi più che mai ci sono famiglie allargate, è importante sapere chi sono i genitori o i fratelli e le sorelle acquisite per non fare gaffe! Il giorno del matrimonio entro nelle loro case: per questo faccio in modo di non essere causa di imbarazzo. Più loro sono si sentono in confidenza con me, più per me diventa facile immortalare espressioni, momenti e gesti spontanei, basi della mia fotografia. Il racconto del matrimonio prende forma attraverso le emozioni, gli sguardi e i gesti degli sposi, dei loro parenti e amici. Mentre scatto sono coinvolta e spesso mi ritrovo a sorridere o a commuovermi dietro la macchina fotografica.

Love me in Italy, Paola Calamarà

Fotografia spontanea, piccoli momenti di “posa”, foto di gruppo: come si svolge tecnicamente il giorno del matrimonio dal punto di vista del fotografo?

Io seguo la sposa a partire dai preparativi a casa o in hotel. E’ un momento importante ricco di spunti. Ci sono spesso moltissimi sentimenti coinvolti a seconda delle spose e delle persone che in quel momento sono intorno a loro. Durante tutto il matrimonio cerco di riprendere gli eventi senza intervenire. Non chiedo mai di mettersi in posa, è un po’ come rompere l’incantesimo…Soltanto dopo la cerimonia consiglio sempre di fare qualche foto di rito con i genitori e i testimoni e successivamente, se è possibile nel momento in cui la luce è migliore, mi ritaglio una ventina di minuti da sola con gli sposi per alcuni scatti di coppia. Anche in questo caso cerco di dare meno indicazioni possibili cercando di farli interagire tra di loro come se io non fossi lì. E’ inevitabilmente un momento molto intimo in cui si ritrovano per la prima volta da soli da marito e moglie ed è bello essere lì a poterlo testimoniare. Spesso durante l’aperitivo scatto moltissime foto di amici e parenti con gli sposi, più che un set vero e proprio cerco sempre di sfruttare gli angoli più belli e suggestivi che le location possono offrire. Ci sono poi i momenti del taglio della torta e il lancio del bouquet; scatti che non possono mancare tra le foto del matrimonio anche se il bello di solito viene dopo durante i balli. Ormai gli sposi e i loro ospiti sono rilassati e felici e pensano solo a divertirsi ed è il momento in cui si realizzano immagini pieni di sorrisi e gioia.

Viviamo nell’epoca dei social network, della condivisione “istantanea”, sempre connessi, sempre online, sempre in cerca di like: quali cambiamenti ha apportato tutto questo nell’arte della fotografia? E la post produzione, che ruolo ha? 

I cambiamenti sono stati sicuramente drastici. Oggi siamo sommersi da selfie, e scatti che riprendono ogni istante della nostra giornata, dove siamo, cosa mangiamo, cosa indossiamo e così via, foto tutte uguali che scorrono sotto le nostre dita. Una volta dietro ogni fotografia c’era una preparazione attenta, uno studio, una posa, spesso era unica perché immortalava un momento importante. La post produzione è molto importante con l’avvento del digitale. Io dedico molto tempo alla post produzione ma è un po’ come la chirurgia plastica: non deve notarsi troppo altrimenti si rischia di ottenere il risultato opposto. Mi piace un risultato comunque classico, personalizzato che non segua troppo le mode del momento.

Love me in Italy, Paola Calamarà