Hotel Savoy, una storia d’amore: amore a prima vista

Hotel Savoy, una storia d’amore: amore a prima vista

Occhi spalancati, sciarpa colorata attorno al collo, guardo le luci di Roma rimbalzare sul tuo viso. La scalinata di Piazza di Spagna incornicia il tuo corpo come una fotografia, l’andare dell’acqua nella fontana un leggero sussurro perso nel vento. Ci incamminiamo a piedi verso l’hotel, lentamente, prendendoci il nostro tempo in una vita di corse a perdifiato. Non è più la Roma della mia infanzia, ma è sempre la mia Roma. Tutta vie lastricate, brezza leggera e luci dietro gli angoli, la città mi accoglie come un vecchio amico. Tu cammini al mio fianco, e immersa in quel tuo silenzio che mi parla senza pensieri, aspetti paziente che le mia memoria esaurisca il suo fascino.

La facciata dell’Hotel Savoy riempie all’improvviso i nostri occhi, una macchia bianco latte in una città di grigio, cielo e magia. Dall’enorme portone di vetro, luci calde e ampi soffitti richiamano le nostre stanche gambe. “Con quelle colonne bianche e il terrazzo lì in alto, sembra la casa delle bambole di quando ero bambina”.

L’hotel siede regale davanti a noi, un misto di orgoglio e devozione incisi nella forma longilinea. La sento subito sulla pelle, l’effetto della sua eleganza. Le due alte palme ne delimitano il centro, sottolineano il cuore dell’edificio, con quelle due lettere eleganti impresse sul vetro del portone come un rosone di una chiesa.

“Entriamo?” Sorridendomi mi prendi per mano, e come sempre ti seguo senza chiedere spiegazioni, il mio passo al ritmo del tuo.

hotel savoy, una storia d'amore

Veniamo subito accolti dal profumo del marmo, tracce d’amore ed eleganza impresse in ogni dettaglio.

Grandi lampadari sopra le nostre teste, pavimenti così lucidi che riesco a scorgere il riflesso delle nostre ombre. Alla mia destra, un enorme specchio mi regala l’immagine del tuo viso, e tutto quello che riesco a pensare è che è così che deve sembrare la felicità, una luce che ti illumina da dentro mentre ti guardi attorno come se fossi finita in una favola. E immagino che qui, in uno dei più belli hotel di Roma, la mia mano nella tua, la tua favola sia quasi realtà.

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La nostra stanza è tutta colori caldi e pareti chiare, un letto così grande che, una volta disteso, sembra circondarmi come una coperta.

Dalla finestra, la luce del sole si riflette sulle superfici di legno scuro e sui tuoi capelli mogano: fuori in terrazza, Roma ci guarda, immobile ed eterna, un mare di strade e case sotto i nostri occhi. “Non ho mai visto un bagno così bello, ho quasi paura di usarlo!” mi confidi ridendo leggera, ma poi il copioso getto caldo della doccia ti fa subito cambiare idea, e passi un’ora intera a ballarci goffamente dentro, sorpresa di poter aprire le braccia e calciare con le gambe e non arrivare ancora a toccare le pareti.

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Troppo stanchi per abbandonare le coperte, ci coccoliamo con il servizio in camera. Pancia piena e pelle profumata, passiamo la serata a disegnare con il pennarello sulla cartina di Roma tutti i percorsi immaginari che non vedi l’ora di fare, mentre io mi dimentico di conoscere questa città come il palmo della mano e inizio a conoscerla di nuovo con te, forse scoprendola davvero per la prima volta.