Galeotto fu il congresso al San Clemente Palace Kempinski

Galeotto fu il congresso al San Clemente Palace Kempinski

Schiudo gli occhi e il mio sogno svanisce. Un raggio di sole mi arriva dritto agli occhi, che fastidio. La giovane turista di fronte a me deve aver scostato la tendina. Mi raddrizzo sul sedile e guardo fuori dal finestrino.
Forse non ha proprio tutti i torti a volersi godere il panorama! Stiamo sfrecciando sopra la laguna di Venezia: il cielo terso, la bassa marea, alcuni pescatori che armeggiano con le reti…

Osservo la ragazza, sempre concentrata su questo scenario. Abbraccia il suo zaino di cuoio e custodisce tra le mani una macchina fotografica. Dalle sue cuffiette sconfina una melodia allegra. La sua fisionomia mi suscita un vago ricordo del mio sogno: nella mia mente compaiono immagini sfumate, ma si dissolvono subito. Ah, è un peccato dimenticare i sogni.

«Prossima fermata: Venezia S. Lucia. Termine corsa del treno.»

Arrivo al San Clemente Palace Kempinski Venice

Scendo dalla barca che mi ha condotto fino all’isola di San Clemente. Alle mie spalle lo skyline di Venezia, davanti a me il San Clemente Palace Kempinski. Sgranchisco le gambe e riempio i polmoni di quest’aria frizzantina. Squilla il telefono. È il mio capo.

«Sei in ritardo. Il congresso inizia tra 5 minuti!». Riattacca. L’uomo all’accoglienza si prende in carico le mie valige e mi indica la via più breve per la sala riunioni San Polo.

Mi fermo a pochi metri dall’entrata e prendo fiato. Raddrizzo il fermacravatta madreperlato e chiudo i bottoni della giacca. Inforco la mia ventiquattrore ed entro. Il mio capo mi viene incontro con lo sguardo severo, ma sollevato del mio arrivo. Ci sediamo in prima fila.
Mentre sto seduto lì, mi rendo conto che nella mia testa ronza quell’allegro motivetto ascoltato dalla giovane donna in treno.

 

Quando il destino ci mette lo zampino

Sbadiglio distratto e mi guardo intorno. Nella fretta non avevo notato l’eleganza e la raffinatezza di questa sala. Sbircio fuori annoiato e sobbalzo sulla sedia: c’è la ragazza del treno! Accovacciata dall’altra parte della vetrata, è intenta a fotografare il parco secolare dell’isola di San Clemente attraverso la finestra. La guardo con occhi diversi questa volta: ha lunghi capelli lucidi color mogano, la pelle come la porcellana e gli occhi profondi. È davvero bella.

Uno dei relatori annuncia il break e la ragazza si allontana. Esco subito dalla sala.
«Signorina!», la mia voce rimbomba nel corridoio. Lei si ferma, senza voltarsi. Mi avvicino: «Signorina, ho notato che cercava di fotografare gli alberi secolari…»

«Mi scusi, non volevo», si volta. Le sue guance sono colorite ora.
«No, ma cosa ha capito! Ora che c’è la pausa potrà scattare foto migliori. Venga, le faccio strada.»
Sorride e annuisce. Sorrido anche io.

 

Galeotto fu il congresso

La osservo mentre cerca la giusta angolazione prima di scattare. Nella mia testa continua a risuonare quella canzone. Questa ragazza mi suscita una strana ma bella sensazione. Non capisco cosa sto provando. Mi avvicino di nuovo a lei.
«Mi vorrà scusare se non ci siamo ancora presentati. Sono Gerald.»

«Katharina, piacere. E dal suo accento potrei anche scommettere che viene dalla Sassonia».
D’un tratto, la giovane turista sembra aver perso tutta la sua timidezza. Questa volta arrossisco io. Ha indovinato.«Come lei, d’altronde», ribatto. Nemmeno il suo accento mente.
Ridiamo entrambi. La sua risata è contagiosa. Iniziamo a parlare spontaneamente, come se non fossimo nel bel mezzo di un congresso d’affari. Si crea dell’alchimia tra noi.

Il congresso riprende. Rimango fuori.
«Che fa, non rientra?», mi provoca.
«Che fa, non accetta un invito a pranzo, signorina? Il ristorante La Dolce apre tra un quarto d’ora!»

Sto per trascorrere uno dei più bei pomeriggi della mia vita. Mi subirò di sicuro una bella lavata di capo dal mio boss, ma ne vale la pena. Certe occasioni non bisogna farsele scappare, soprattutto se si ha appena incontrato la ragazza del proprio sogno.

 

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Dettagli Tania Ferronato

Sono una linguista che ama la fonologia, i viaggi e il cibo. La mia più grande passione è scrivere. Adoro la sensazione che provo ogni volta che mi ritrovo davanti ad un foglio bianco: è la stessa di quando sono al gate di un aeroporto o dell'attesa di salire su un treno, con lo zaino in spalla. Fermento, curiosità e voglia di liberare la mente e il cuore verso nuovi orizzonti. Per me scrivere è come viaggiare: partire verso confini inesplorati e mete ignote e alla fine, tornare sempre diversi da come si è partiti.