Appuntamento al Kolbe Hotel Rome

Appuntamento al Kolbe Hotel Rome

Ricorderò per sempre le mie vacanze romane.
Era la fine dell’estate del 2009, settembre per l’esattezza. Avevo passato una delle settimane più felici e spensierate. Forse perché sognavo l’Italia fin da quando ero piccola o forse era stato semplicemente l’incanto della città eterna a rendere tutto magico. Certo, attraversare un intero continente da sola mi aveva presa alla sprovvista, ma me lo sarei dovuta aspettare. Le cose tra me e Mark andavano male già da un po’,  e tirarsi indietro all’ultimo gli apparteneva. Ma quella doveva essere l’ultima volta. Così avevo preso in mano le redini della situazione e avevo agito d’impulso. E alla fine ne era valsa la pena di essere salita su quell’aereo da sola.

 

Vacanze romane al Kolbe Hotel Rome

Roma mi travolse con la sua bellezza: ogni giorno scoprivo monumenti e pezzi di storia antica che solo i libri di scuola mi avevano fatto conoscere. Il Colosseo, il Circo Massimo, la Bocca della Verità, il Teatro Marcello, i Musei Capitolini. Armata di cartina, guide turistiche e macchinetta fotografica, passavo mattinate e pomeriggi interi a bocca aperta, affascinata. E poi, come posso scordare le svariate tappe culinarie? Il cibo italiano mi conquistò.

Sarà proprio per questo mio stare bene che l’ultimo giorno un forte senso di tristezza mi invase. Ricordo ancora lo sguardo preoccupato del concierge dell’hotel quando mi vide dopo la colazione.
Signorina, la vedo triste questa mattina, va tutto bene?”. Erano sempre stati tutti molto gentili e disponibili lì al Kolbe Hotel Rome, dove avevo alloggiato.
Stavo lasciando le valigie in custodia alla reception prima fare il mio ultimo giro turistico in città, quando accadde.

 

Ci credi ai colpi di fulmine?

Non avevo mai creduto al colpo di fulmine. Sono sempre stata una persona molto razionale e poco romantica. Fino ad allora.
Mentre mi abbassavo per posare il trolley, gli occhiali sole appoggiati sulla mia testa scivolarono, come sempre. Piegai il capo all’indietro di scatto e il mio sguardo incrociò quello dell’uomo che stava attraversando le porte di vetro scorrevoli dell’entrata. Restai immobile, senza distogliere lo sguardo. Entrò, silenzio e alle sue spalle. Nemmeno lui smise di guardarmi.

Tutt’oggi non so quantificare la durata di quello sguardo, ma in quel momento avrei voluto fosse per sempre.
Sentii il rossore esplodere sulle mie guance. Balzai in piedi, mi coprii gli occhi con gli occhiali da sole ed uscii dalle stesse porte scorrevoli. Ferma sul primo gradino dell’entrata mi voltai, senza pensarci e i suoi gentili occhi verdi erano ancora lì a parlarmi.

 

Una sala conferenze che non scorderò

Quella mattina rientrai in hotel prima del solito per pranzare un’ultima volta al Garden RestaurantAl Palatino” prima di partire. Stavo percorrendo il corridoio quando ad un tratto il mio sguardo cadde su di una targhetta dorata appesa alla parete. Riportava la scritta “Sala Colosseo”. Mi avvicinai e sbirciai all’interno, incuriosita. Soffitto a volta in mattoni, pareti candide e vista sul giardino interno. Senza dubbio, l’eleganza dello stile era in linea con tutti gli altri ambienti dell’hotel.

Kolbe Hotel Rome appuntamento sala conferenze

La sala pullulava di persone. Erano tutte sedute in silenzio, intente ad ascoltare quattro relatori seduti dallo stesso lato di un grande tavolo di legno laccato posto dall’altro capo della sala. Guardai più attentamente. Uno di loro era l’uomo misterioso dagli occhi verdi!
Lo scrutai con più calma. I lineamenti del viso definiti, la barba ben curata e le labbra carnose. La postura composta e l’atteggiamento sicuro di sé. Si alzò in piedi e iniziò ad argomentare. Da fuori non riuscivo a sentire niente. Ho sempre avuto un debole per i businessman.

Ad un tratto, ebbi l’impressione che mi avesse vista.

 

Galeotto fu quel tiramisù

Mi sedetti al mio solito tavolo all’interno della grande sala da pranzo del Garden Restaurant “Al Palatino”. C’erano già molti ospiti intenti a degustare le ottime pietanze servite. Gustai lentamente il mio piatto di vera pasta italiana, mentre ammiravo la rilassante visuale davanti a me. Gli alberi del giardino stavano iniziando a colorarsi di tinte autunnali e la stessa brezza che cullava le loro foglie mi accarezzò dolcemente i capelli. Questo posto era riuscito a farmi sentire a casa.

Kolbe Hotel Rome appuntamento ristorante

Il cameriere che portò via il mio piatto si assicurò che tutto fosse stato di mio gradimento. Dopo pochi minuti ritornò al mio tavolo e vi appoggiò una fetta di tiramisù. Doveva essersi sbagliato: io non lo avevo ordinato. Prima che potessi farglielo presente, sussurrò a bassa voce “Questo è offerto dal signore seduto al banco del bar” e si dileguò con un sorriso complice sulle labbra. Mi girai verso il bancone con un’espressione interrogativa. L’uomo dagli occhi verdi era seduto lì e mi sorrideva.

 

La felicità è reale solo quando è condivisa

Non so cosa mi passò per la testa in quel momento ma agii d’istinto, accantonando la donna razionale che ero sempre stata. Presi il piattino e mi avvicinai al bancone con passo deciso. Ad ogni passo avanzato sul pregiato pavimento della sala, il mio cuore accelerava i suoi battiti. Oltrepassai l’ultima poltroncina di pelle bordeaux sulla mia destra. Poi, ad un tratto, respirai il suo profumo e mi tornò alla mente per un attimo il nostro primo incontro quella stessa mattina nella hall.

La luce bianca a led che irradiava il bancone di legno massiccio color ciliegio, mise in risalto ancora di più i riflessi dorati dei suoi capelli. Mi accomodai sullo sgabello affianco al suo e misi il piattino fra di noi. Alzai lo sguardo. Lui stava già sorridendo e mi mostrò una forchetta tra le sue mani.

Condividemmo quella fetta di dolce e molte altre cose nella nostra vita da quel momento in poi. Ecco perché ricorderò per sempre quelle mie vacanze romane.

 

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Kolbe Hotel Rome appuntamento bar

Dettagli Tania Ferronato

Sono una linguista che ama la fonologia, i viaggi e il cibo. La mia più grande passione è scrivere. Adoro la sensazione che provo ogni volta che mi ritrovo davanti ad un foglio bianco: è la stessa di quando sono al gate di un aeroporto o dell'attesa di salire su un treno, con lo zaino in spalla. Fermento, curiosità e voglia di liberare la mente e il cuore verso nuovi orizzonti. Per me scrivere è come viaggiare: partire verso confini inesplorati e mete ignote e alla fine, tornare sempre diversi da come si è partiti.